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Professionisti esperti in materie fiscali sportive

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"Fiscosport incontra il mondo dello sport dilettantistico": l'evento, organizzato - secondo un format che prevede ampi spazi per domande e interventi del pubblico - in collaborazione con lo Studio dott. Stefano La Palma di Brindisi, si terrà sabato 1 febbraio 2020, dalle 9.00 alle 13.00, presso l'Hotel Nettuno di Brindisi. Costo ridotto per le iscrizioni entro il 20 gennaio!

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La Legge di Bilancio 2020 (Legge 27/12/2019 n. 160) cambia le regole previste per il recupero delle spese detraibili (dal pagamento di quanto dovuto ai fini IRPEF), indicate dall’articolo 15 del Testo Unico delle imposte sui redditi e in altre disposizioni normative. Le detrazioni diventano possibili solo se pagate con mezzi tracciabili: vietato l’uso del contante per poter usufruire del risparmio fiscale.

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Si chiede se una a.s.d. con solo codice fiscale (quindi senza partita IVA in quanto non svolge attività commerciale) è comunque obbligata all'invio della certificazione unica telematica per i compensi sportivi dilettantistici erogati ai collaboratori entro il limite di euro 10.000,00. S chiede inoltre di sapere se nel caso di superamento dell'importo di euro 10.000,00 l'associazione debba elaborare il cedolino paga per il collaboratore così da calcolare le imposte e le addizionali dovute sulla parte eccedente euro 10.000,00, ed effettuare il versamento delle imposte con modello F24.

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19m_le-risposte-ai-quesiti
Una Società Sportiva Dilettantistica incassa 10 euro di cui 4 euro a titolo di rimborso del costo del tesseramento e 6 euro quale incasso forfettario spese segreteria. Questi 6 euro possono essere considerati proventi istituzionali oppure devono essere considerati commerciali e quindi assoggettati ad Iva ed Imposte dirette?

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19m_le-risposte-ai-quesiti
Si chiede se per un'a.s.d., con solo codice fiscale, che incassa quote associative e quote per corsi specifici dai suoi associati/tesserati (rif.statutari art 148 T.U.I.R.), sia obbligatoria la conservazione delle fatture elettroniche ricevute.

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19m_le-risposte-ai-quesiti
La normativa sui pensionati "quota 100" prevede che non possano ricevere un reddito di più di 5.000 euro annui oltre alla pensione. Si chiede se i compensi sportivi (quelli nel limite di 10.000 euro annui) vadano o meno conteggiati nel limite dei 5.000. La stessa domanda rivolta gli uffici locali dell'INPS ha avuto come risposta "non sappiamo"...

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La legge di Bilancio ha esteso anche per il 2020 il credito d'imposta per le erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche.

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Di seguito gli adempimenti più importanti con scadenza entro il 16 gennaio 2020. Altre scadenze sul sito dell'Agenzia delle Entrate: in particolare per le associazioni senza Partita IVA (categoria G) e per le associazioni con Partita IVA (categoria E).

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A.s.d. e s.s.d. possono tirare un sospiro di sollievo, purché consapevoli che si tratta di tregua del tutto temporanea

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Come sarà ridistribuito l'8 per mille IRPeF raccolto attraverso le dichiarazioni dei redditi? Attraverso una piattaforma telematica sarà possibile caricare i progetti e la rendicontazione.

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Si chiede se il presidente di una a.s.d. con solo codice fiscale (senza Partita Iva) possa affittare uno spazio di sua proprietà all'associazione che presiede, per poter svolgere i corsi legati alle attività istituzionali tramite un contratto di locazione di spazi e servizi, solo per le ore di effettivo utilizzo e non in maniera continuativa, applicando prezzi di locazione di mercato o inferiori; se fosse possibile, come si dovrebbero tracciare i pagamenti?

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Una a.s.d. appartenente alla FIP intende organizzare un torneo con la possibilità di pranzare/cenare durante la manifestazione nonché alloggiare in albergo per alcune squadre partecipanti. Si chiede se sia possibile che la a.s.d. raccolga, oltre alla quota d'iscrizione al torneo, anche la quota del vitto e dell'alloggio che sarà, successivamente, versata al ristorante/albergo. In caso affermativo, a chi dovrà emettere la fattura/ricevuta la struttura albergo/ristorante: alla a.s.d. organizzatrice o ai singoli fruitori del servizio offerto (le altre società)?

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Una a.s.d., affidataria di un impianto di tennis comunale, è regolarmente affiliata FIT ed è in regime L. 398/1991. Lo statuto, modificato nel 2010 non prevede divieti di trasformazione. C'è in progetto un investimento legato alla copertura di un campo da tennis, che i componenti del consiglio direttivo subordinano alla preventiva trasformazione in s.s.d. Dato che esiste la possibilità che gli associati diano il benestare alla trasformazione ma non siano interessati a diventare soci sorgono i seguenti quesiti: 1) Con i quorum previsti per assemblea straordinaria dello statuto è ammissibile la trasformazione in s.s.d. a ristretta base sociale (limitata ad alcuni membri del Consiglio Direttivo)? 2) Nel caso di cui al punto 1 scomparirebbero gran parte delle quote associative annuali, al posto di queste sarebbero ammissibili e decommercializzati incassi di "quote di frequenza" annuali corrisposti dagli ex associati (tutti tesserati FIT)?

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Un dipendente pubblico che lavora in un Comune a tempo pieno nel settore amministrativo-contabile vorrebbe costituire una Società Sportiva Dilettantistica a responsabilità limitata (SSD arl) ed esserne socio (insieme ad altre persone), presidente del CDA (insieme ad altri amministratori) e lavorare costantemente presso la struttura sportiva in ambito amministrativo gestionale. Il lavoro pubblico e la gestione sportiva si svolgerebbero in orari differenti e in due Comuni diversi tra loro. Posto che si ritiene fattibile - anche in considerazione del fatto che la SSD è un ente senza fine di lucro quindi un dipendente pubblico può esserne socio, amministratore e lavorarci - si chiede invece come ci si debba muovere per erogare i compensi dal momento che come socio non può ricevere utili: il ruolo di amministratore dovrà essere ricoperto a titolo gratuito oppure si può rientrare nei redditi assimilati (art. 50 T.U.I.R.)? E per quanto riguarda il lavoro quotidiano nella struttura si deve seguire la strada di semplici indennità oppure quella dei compensi (sempre art. 67 T.U.I.R.?

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Dalla sua introduzione, nel 2012, a oggi, molte associazioni sono iscritte al CONI ma purtroppo, per un motivo o per l’altro, poche hanno scaricato e stampato il certificato di iscrizione, ignorando che non sarebbe mai più stato possibile scaricarlo e ristamparlo. A parere di chi scrive si stratta di una follia, dettata solo da un problema tecnico che il CONI non vuole risolvere: basti solo pensare al mondo fiscale, dove tramite il cassetto fiscale ognuno recupera tutti i suoi dati, ben più preziosi che quelli ludici del CONI. La domanda è: quali sono le conseguenze di non avere il certificato cartaceo....e quali rimedi possibili?

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